IL NIDO: custodire la vita fino all’ultimo istante

Gli stessi valori di accoglienza e sostegno che animano “La Provvidenza”, la storica casa di cura di Busto Arsizio, fondano “IL NIDO”, l’hospice dedicato ai malati non guaribili e alle loro famiglie.

IL NIDO è un luogo sicuro e accogliente, dove un’équipe multidisciplinare di professionisti qualificati accoglie le persone con necessità di cure palliative e assistenza costante.

L’hospice nasce perché i malati terminali e le loro famiglie possano essere accolti in un clima familiare e di supporto, più simile ad una casa che ad un ospedale, ma con tutte le cure e la professionalità necessarie a garantire ai malati l’assistenza di cui hanno bisogno.

 

Tutte le fasi della nostra vita devono essere degne di essere vissute senza dolore e, il più possibile, con serenità. IL NIDO si raccoglie intorno al paziente confortandolo e proteggendolo, grazie agli strumenti medici e psicologici necessari in questa fase delicata.

 

Briefing per il NIDO

Tra le cose che facciamo, qui in Briefing, c’è il mestiere di raccontare storie.
È così, quindi, che abbiamo deciso di aiutare un posto speciale, fatto da persone speciali, che opera proprio nella nostra città. Raccontando una delle sue storie.

 

La storia di Gianni

Il bar davanti alla chiesa, il cafferino, le chiacchere con gli amici.
Butta quell’asso! Te lo tieni in mano da quando avevo i capelli biondi.

 

Non erano mica tanti anni fa, quando Gianni lo trovavi, almeno un paio di ore al mattino, seduto a giocare a carte.

Poi, per un po’, i suoi amici hanno dovuto fare a meno di lui perché ci sono volute diverse settimane per rimettersi in piedi dopo l’ictus.

Ma insomma, Gianni aveva due figli che non si sono persi mica d’animo, e una moglie – Teresa – che appena è stato possibile gli ha messo in mano un bastone e lo ha riaccompagnato al tavolino del bar.

Festa grande, al suo rientro.

Quindi, alla fine, è andata bene e Gianni ha continuato per parecchio a sacramentare contro il Tino, che l’asso gli piaceva proprio tenerselo in mano fino alla fine.

 

I 56 metri tra la casa di Gianni e il bar, però, piano piano si stanno allungando.

Un po’ più tempo per arrivarci, un po’ più fatica per sedersi, un po’ più peso sul braccio di Teresa che, zitta zitta, non glielo fa mai notare.

 

L’inverno

Uno scivolone facendo la doccia. Al bar, per un po’, è meglio non andarci.

Teresa continua a sorridere ma ha il viso un po’ tirato. I suoi figli glielo dicono: “mamma, hai bisogno di aiuto, almeno per sollevarlo”. Ma per lei non è facile cedere il braccio di Gianni a qualcun altro.

 

La primavera, l’estate, l’autunno

Sta mattina Gianni respira male. Non si ricorda più dell’asso del Tino.
Si va in ospedale. E adesso? 89 anni, Gianni è stanco. Teresa è stanca.

Ora deve ammettere di non riuscire più a sollevarlo, lavarlo, prendersi cura di lui.

Ogni tanto Gianni si lamenta, ma non si capisce se senta male da qualche parte.

C’è un po’ di confusione, nella testa di Teresa e dei suoi figli. Un po’ di smarrimento e di impotenza, la sensazione di non riuscire più a fare stare bene Gianni.

 

Giovedì 16 settembre

Diego solleva Gianni e lo deposita, delicatamente in un letto dalle coperte azzurre.

Alla finestra ci sono le tende a quadretti e la luce calda dell’autunno scalda la stanza. Teresa è li, seduta in una comoda poltrona, proprio accanto al letto di Gianni. I suoi due figli, come colonne, ai suoi fianchi.

 

“Non si lamenta più” dice Teresa con un sorriso lieve sul volto. Un po’ stupita, e proprio tanto sollevata.
Diego annuisce. “Si, vedi come è tranquillo”? Sistemando la farfallina della flebo, che rilascia, piano piano, goccine della cura del dolore calibrata apposta per Gianni.

 

Per la prima volta, dopo tanto tempo, Teresa si sente sicura.
È sempre accanto a Gianni ma ora, anche lei, se fosse necessario, può chiedere aiuto.

 

Nessuno sa quanti giorni, settimane o mesi Gianni starà qui.
Teresa e i suoi figli sanno che saranno giorni buoni.

 

Gianni esiste davvero, anche se non si chiama così.

Teresa esiste davvero, anche se non si chiama così.

Tutto il resto è così come ve lo abbiamo raccontato.

 

***

 

Sostenere l'Hospice IL NIDO significa credere nella centralità della vita e farsi portavoce della cultura della dignità umana, della cura e del rispetto.

Chiunque può aiutare IL NIDO, con donazioni liberali, destinando il 5X1000 o, se sei un’azienda come noi, diventando "azienda amica".

Ci sono tanti modi per aiutare!